











Serialmirrors
La ricerca artistica di Elena Ketra scardina e ribalta le tradizionali iconografie del femminile. Sfidando i modelli sociali assimilati, il suo lavoro riafferma l’autodeterminazione, la libertà espressiva e una sessualità sottratta a ogni paradigma rassicurante. Dai sovversivi linguaggi pop delle Ketra Dolls alle citazioni fetish di Girlpower 4010 e Grandmother Fucker, la donna rivendica il diritto inalienabile di abitare ogni identità, affrancandosi da ruoli prestabiliti.
Nel progetto Serialmirrors, questa istanza si concretizza attraverso nove specchi-feticcio lavorati con tessuti, cinghie e borchie. Ciascuna opera riflette e rievoca le vicende di donne assassine entrate nella cronaca nera o nella leggenda: da Lizzie Borden — il cui celebre caso vittoriano torna oggi d'attualità — a figure come Madame Popova, Madame La Voisin e le sorelle Papin, fino all'icona cinematografica Beatrix Kiddo.
La mostra indaga l'oggetto-specchio come wormhole e soglia tra realtà e narrazione. L'atto di evocare tali figure non costituisce un'apologia della violenza, bensì un'indagine concettuale sul diritto alla spietatezza nella difesa della propria libertà, unicità e autodeterminazione. Serialmirrors estremizza così il concetto di parità di genere, ponendo il fruitore di fronte a un'affermazione radicale: la libertà assoluta di rifiutare ogni imposizione e di incarnare qualsiasi sfaccettatura dell'umano.
La ricerca artistica di Elena Ketra scardina e ribalta le tradizionali iconografie del femminile. Sfidando i modelli sociali assimilati, il suo lavoro riafferma l’autodeterminazione, la libertà espressiva e una sessualità sottratta a ogni paradigma rassicurante. Dai sovversivi linguaggi pop delle Ketra Dolls alle citazioni fetish di Girlpower 4010 e Grandmother Fucker, la donna rivendica il diritto inalienabile di abitare ogni identità, affrancandosi da ruoli prestabiliti.
Nel progetto Serialmirrors, questa istanza si concretizza attraverso nove specchi-feticcio lavorati con tessuti, cinghie e borchie. Ciascuna opera riflette e rievoca le vicende di donne assassine entrate nella cronaca nera o nella leggenda: da Lizzie Borden — il cui celebre caso vittoriano torna oggi d'attualità — a figure come Madame Popova, Madame La Voisin e le sorelle Papin, fino all'icona cinematografica Beatrix Kiddo.
La mostra indaga l'oggetto-specchio come wormhole e soglia tra realtà e narrazione. L'atto di evocare tali figure non costituisce un'apologia della violenza, bensì un'indagine concettuale sul diritto alla spietatezza nella difesa della propria libertà, unicità e autodeterminazione. Serialmirrors estremizza così il concetto di parità di genere, ponendo il fruitore di fronte a un'affermazione radicale: la libertà assoluta di rifiutare ogni imposizione e di incarnare qualsiasi sfaccettatura dell'umano.



Lizzie Borden





Marie Lafarge

Maria Tarnowska





Madeleine Smith




Anna Maria Zwanziger





Madame Popova



Le sorelle Papin





Catherine Deshayes




Beatrix Kiddo
Nel progetto "serialmirrors" è lo specchio il feticcio prescelto, che sia di pelliccia, damascato o borchiato, diviene una sorta di warmhole che ti proietta in vite altre, rubate alle favole e alla realtà. Vado alla ricerca di specchi e specchiere antichi, perché già essi stessi rappresentano degli oggetti-feticci che racchiudono molteplici storie di vita, hanno riflesso chissà quanti volti e situazioni nella storia che noi non potremo mai conoscere e questo è il loro fascino. Alle pagine di questi misteriosi “libri” io non faccio che cucire storie di assassine, racconti familiari, favole nere.
Ho approfondito il fenomeno del feticismo e il potere “magico” del feticcio, di come un semplice oggetto possa avere una tale forza attrattiva su di noi, come se vivesse di vita propria. Una sezione di corpo, un piccolo dettaglio di una cosa inanimata, un indumento o un certo materiale e tessuto. Il suo potere seduttivo è magnetico, è dotato di quel “Sex appeal dell’inorganico” come afferma Mario Perniola nel suo illuminante trattato, che suscita in noi forti sensazioni e ricordi che toccano l’intimità. Nelle mie opere, dalla gomma alla pelliccia, alla pelle, l’attenzione è nel materiale e nel suo dialogo con gli altri dettagli della composizione, è una fase fondamentale per poter evocare questo potere seduttivo e a tratti perturbante.
Ho approfondito il fenomeno del feticismo e il potere “magico” del feticcio, di come un semplice oggetto possa avere una tale forza attrattiva su di noi, come se vivesse di vita propria. Una sezione di corpo, un piccolo dettaglio di una cosa inanimata, un indumento o un certo materiale e tessuto. Il suo potere seduttivo è magnetico, è dotato di quel “Sex appeal dell’inorganico” come afferma Mario Perniola nel suo illuminante trattato, che suscita in noi forti sensazioni e ricordi che toccano l’intimità. Nelle mie opere, dalla gomma alla pelliccia, alla pelle, l’attenzione è nel materiale e nel suo dialogo con gli altri dettagli della composizione, è una fase fondamentale per poter evocare questo potere seduttivo e a tratti perturbante.
Serial Mirrors
Curated by Uros Gorgone
Edg curated by Daniele Perra
Art direction by Uros Gorgone
Software Development by Giovanni Costante
Graphic Design by Marcello Moi
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